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Il Comitato locale di controllo è tornato a riunirsi, naturalmente via webinar, venerdì 17 dicembre, sotto la presidenza della consigliera metropolitana delegata all’ambiente, Barbara Azzarà.

Nella seduta, il Comitato ha preso atto di alcune attività del progetto Spott interrotte a causa della pandemia.

A questo proposito l’ASL Città di Torino non ha ancora confermato la propria partecipazione alla seconda fase di questo programma dedicato al monitoraggio della salute della popolazione che risiede intorno all’inceneritore. L’ASL torinese dovrebbe occuparsi del biomonitoraggio su un campione della popolazione della metropoli che funziona da “bianco” cioè da campione di riferimento di residenti in un’area dove è presente un importante inquinamento ma che è lontana dal camino dell’inceneritore. I campioni biologici di questo panel di volontari dovranno essere confrontati con quelli di un panel di residenti nei pressi dell’impianto del Gerbido. 

Certamente, il progetto dovrà tenere conto delle priorità e delle esigenze della lotta al Covid, a partire dalla mole di lavoro in arrivo per le Asl per le vaccinazioni che si somma a quello dei tamponi (e al lavoro ordinario). 

L’ASL TO3, che effettuerà i monitoraggi sui residenti zona inceneritore, ha invece confermato la propria disponibilità, anche in questo caso compatibilmente con la situazione Covid.

Il Comitato ha così deciso di sollecitare l’ASL Città di Torino a pronunciarsi in via definitiva per prendere, in seguito, le decisioni più opportune per fare partire il progetto.

È chiaro, comunque, che, con i ritardi in atto, dovuti alla pandemia, il progetto Spott subirà un rinvio del termine ultimo previsto nel 2023.

Anche nel corso di questo travagliato 2020 non è cessato il monitoraggio sull’inceneritore del Gerbido e sulla qualità dell’aria nella zona dell’impianto.

Dalla relazione dell’ARPA sui dati della centralina che tiene sotto controllo la qualità dell’aria a Beinasco, posta quasi a ridosso dell’inceneritore, è emerso che, nel 2019 viene confermato il trend in decrescita per quasi tutti gli inquinanti analizzati (dal 2012 anno dell’installazione della centralina). Fanno eccezione le polveri sottili PM10 e PM2,5 e il biossido d’azoto (N02) che, però, sono in linea con le concentrazioni rilevate nell’area urbana di Torino, quindi, in zone con un livello importante di inquinamento ma lontane dall’inceneritore.

In questi sette anni non si evidenzia una crescita degli inquinanti in seguito all’entrata in esercizio del termovalorizzatore (maggio 2014).

E nel 2020, anno del lockdown e della limitazione del traffico privato?

«In tutto il bacino padano e, quindi, anche nell’area torinese – ha spiegato Milena Sacco di Arpa – il biossido di azoto, che è un inquinante per il 60% legato al traffico, ha subito un decremento. Ma non è accaduta la stessa cosa per il PM10. Eppure il traffico è stato limitato per alcuni mesi. Abbiamo quindi la conferma che le polveri sottili hanno una natura e un’origine complessa con fonti diverse di emissioni. E la zona dell’inceneritore non fa eccezione».

Stefano Carbonato, il tecnico di Arpa che tiene sotto controllo le emissioni quotidiane dell’inceneritore ha relazionato sui controlli del 2019 dove ci sono stati soltanto quattro eventi di sforamenti ma dove continuano ad essere presenti alcuni problemi come il mercurio. Questo metallo pesante, pur entro la soglia, è ancora presente a camino, anzi, in media è più presente degli anni passati. Il problema del mercurio è stato affrontato più volte dal Comitato e TRM ha migliorato i sistemi di assorbimento e abbattimento con carbone attivo. La ragione di questa presenza sta forse nella maggiore presenza del mercurio nei carichi di rifiuti che arrivano all’inceneritore (circa 200 camion al giorno). È stata evidenziata una coincidenza tra i picchi di presenza di mercurio e l’imminenza di periodi di rallentamento delle attività economiche (prima delle ferie estive, prima delle vacanze di fine anno, prima dei lockdown). Al momento non ci sono spiegazioni su queste coincidenze. Il mercurio è anche presente nei fanghi di depurazione che, dai depuratori gestiti da Smat, arrivano all’inceneritore essiccati e pronti per essere bruciati. Ma la quantità di mercurio presente nei fanghi è decisamente inferiore a quella stimata nei rifiuti presenti in fossa, pronti per essere bruciati. I fanghi non possono, quindi spiegare da soli, i picchi a camino. TRM ha, comunque, in corso ulteriori miglioramenti nei sistemi di rilevamento e abbattimento del mercurio.

Un altro fatto emerso nella seduta di Comitato è uno sforamento dei limiti per l’acido fluoridrico, verificatosi giovedì 16 dicembre 2020. Si sono toccati livelli di 4 milligrammi per metro cubo. TRM ha subito bloccato le linee interessate ed ha effettuato controlli e una pulizia degli analizzatori. «Un evento raro» lo ha definito TRM che non sa spiegare la ragione di questo sforamento. L’acido fluoridrico è un prodotto della combustione del fluoro, elemento contenuto in diversi materiali, come il teflon. Si ipotizza il conferimento di un carico di rifiuti con particolare presenza di fluoro che il rimescolamento in avanfossa non è stato in grado di diluire. Anche perché, i carichi depositati in corrispondenza di una linea di incenerimento (sono tre in tutto) tendenzialmente finiscono poi nella linea più prossima.

Il Comitato ha anche preso atto dell’entrata in funzione dell’allacciamento alla centrale dell’inceneritore della linea di teleriscaldamento che serve Beinasco e Grugliasco. Al momento, però, Iren energia che gestisce la rete di teleriscaldamento, non utilizza a pieno il calore derivato dall’inceneritore che si chiama termovalorizzatore proprio per la finalità di utilizzare il calore prodotto dalla combustione dei rifiuti.

Al Comitato è anche giunta la proposta di TRM per eliminare i monitor che trasmettono fin dai tempi dell’accensione, i dati di emissione dell’impianto. Questi sono ubicati in uffici pubblici dei Comuni dell’area di ricaduta dei fumi. TRM sostiene che si tratti di un modo di informare i cittadini non più adatto ai tempi e propone che siano sostituiti con una campagna di informazione verso i cittadini a consultare i medesimi dati sui siti web di TRM, del Comitato locale di controllo e dei singoli Comuni.  

L'inceneritore del Gerbido
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