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Migliora la qualità dell’aria a Torino, ma siamo ancora ben oltre il numero di sforamenti dei limiti annuali consentiti per il particolato e per gli ossidi di azoto.

Dal report 2018 di Arpa Piemonte si capisce come ci sia ancora molto da fare per stare dentro i parametri dell’Unione europea che, come è noto, ha aperto la procedura di infrazione anche per gli sforamenti di Torino.

Ma, mentre l’inceneritore è una “fonte” tenuta sotto controllo, sottoposta a monitoraggi continui, le altre fonti di inquinamento devono essere limitate con nuovi provvedimenti restrittivi e con incentivi. 

«Da tempo, la situazione è chiara – osserva Barbara Azzarà, consigliera metropolitana all’ambiente e presidente del Comitato locale di controllo sull’inceneritore del Gerbido – Sappiamo che il traffico veicolare è il principale responsabile dell’inquinamento dell’aria dentro Torino, mentre in prima e seconda cintura, c’è ancora un forte contributo da parte dei vecchi sistemi di riscaldamento».

A Torino, la maggioranza dei condomini è servita dal teleriscaldamento e chi non è allacciato al teleriscaldamento è allacciato alla rete del metano, sistemi che hanno abbattuto le polveri sottili e buona parte degli ossidi di azoto da caldaia.

«È evidente che sono i vecchi furgoni e le vecchie auto, soprattutto diesel, a causare gli sforamenti a Torino. Un dato che trova conferma anche nei biomonitoraggi sulla popolazione che vive vicino e lontano dall’inceneritore. L’ultimo report del progetto Spott, quello sugli Idrocarburi policiclici aromatici, ci dice che nel campione di volontari sottoposti ad analisi, questi Ipa sono presenti in misura maggiore nel gruppo di controllo che vive lontano dall’inceneritore ma in zone molto trafficate di Torino».

Così, visto che non ci sono specifici studi epidemiologici sulle contaminazioni della popolazione torinese dovute al traffico, assumono un grande valore i biomonitoraggi finanziati per tenere sotto controllo la salute dei cittadini che abitano nella zona del Gerbido e il rispettivo “gruppo di controllo” che vive lontano. Si sono rivelati molto utili anche per capire l’incidenza del traffico sulla nostra salute.

«Siamo in presenza di una sorta di ciambella: al centro c’è il traffico di Torino, intorno c’è anche il traffico anche se ci sono anche i vecchi riscaldamenti. Come amministratori abbiamo il dovere di tutelare la salute dei cittadini e di evitare altre multe dall’Europa per non avere osservato le normative comunitarie».

Le Regioni del bacino padano hanno sottoscritto l’accordo che indica le azioni. La Regione Piemonte ha varato da gennaio scorso il piano per la qualità dell’aria che chiede provvedimenti ai sindaci.

«La Regione, però, non ha ancora redatto il piano stralcio che indichi esattamente cosa devono fare i Comuni. In attesa delle decisioni della Regione la Città metropolitana si è mossa per attuare le disposizioni già in vigore. Come sempre abbiamo convocato i sindaci per concertare le decisioni insieme ai Comuni. Sono i sindaci a chiedere di non presentarsi ai cittadini in ordine sparso; sono i sindaci a chiederci un coordinamento, altrimenti le scelte di singoli Comuni non sarebbero efficaci».

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