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Anche l’ultimo studio di Spott, l’undicesimo, conferma che non ci sono contaminazioni da inquinanti più alte per chi vive nei pressi dell’inceneritore rispetto a chi vive in un quartiere di Torino.

Il report numero 11 riguarda le analisi effettuate nel 2016, tre anni dopo l’accensione del Gerbido, e fa parte del programma di sorveglianza sanitaria iniziato nel 2013, quindi prima dell’entrata in funzione del termovalorizzatore. Questo è l’ultimo tra quelli dedicati alla presenza di IPA, idrocarburi policiclici aromatici, in un campione casuale, rappresentativo della popolazione residente nei pressi dell’impianto (all’inizio erano 198) confrontato con un campione di residenti in una zona dell’Asl Città di Torino, zona Lingotto-Nizza-Filadelfia (nel 2013 erano 196 i volontari).

Anche in questo caso, la ricerca dei principali “metaboliti ossidrilati” della famiglia degli IPA è stata condotta nei campioni di urina.

La novità è che, per la prima volta nell’analisi degli IPA, i timori che sono alla base di Spott sono stati completamente ribaltati. Nei precedenti studi sugli IPA si evidenziava una sostanziale uguaglianza tra i livelli riscontrati nel campione di residenti e nel campione di controllo. Ora il rapporto è addirittura invertito: inaspettatamente sono i residenti lontano dall’inceneritore, nelle vie di Torino zona sud, ad avere livelli “statisticamente” più alti di IPA nel proprio organismo.

In questo modo, Spott, conferma la sua validità di screening sulla popolazione che è andato al di là dello studio sull’impatto dell’inceneritore sulla salute. Infatti, nessuno aveva mai analizzato la presenza di IPA tra i torinesi.

La ragione di questa maggiore presenza di contaminanti tipici della combustione nel campione di popolazione torinese sta, forse, nella maggiore concentrazione di traffico veicolare. Infatti, nei questionari, emerge che tra i volontari in cui sono state ritrovate maggiori concentrazioni di IPA, molti risiedono in vie molto trafficate.

Altro dato contrario alle aspettative è che molti dei metaboliti degli IPA ricercati risultano in diminuzione rispetto alle analisi del 2013 e del 2014, segno, forse, che la qualità complessiva dell’aria, anche a Torino, sta lentamente migliorando. Anche se, come si vede, c’è ancora molto da fare.

Confermata, invece, la forte correlazione tra il fumo e la presenza di IPA nell’organismo, un dato che ci si aspettava. I fumatori presentano concentrazioni più alte di quelle riscontrate in persone “esposte al fumo” passivo e ancora più elevate rispetto ai non fumatori, questo a prescindere dall’area di residenza. Anche qui si conferma una tendenza: nel valutare gli effetti del cosiddetto “inquinamento” non basta guardare alla qualità dell’aria ma occorre indagare anche gli stili di vita della popolazione.

La conclusione di questa parte importante di Spott è che "l'analisi delle concentrazioni urirnarie di OH-IPA nel campione di popolazione studiato a tre anni di distanza dall'avvio del termovalorizzatore, non indica esposizioni apprezzabili ascrivibili alle emissioni dell'impianto. Infatti, i livelli complessivi degli OH-IPA in studio, così come quelli relativi ai singoli metaboliti, presentano andamenti simili in entrambe le ASL(ASL TO3 e ASL Città di Torino ndr) e un trend generale in diminuzione".

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