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Il nuovo Spott, il programma di biomonitoraggio sulla popolazione residente intorno all’inceneritore di Torino, raccoglierà alcune indicazioni arrivate dai cittadini. Rispetto alla prima formulazione dello studio, ormai datata alla campagna di monitoraggi 2013-2016, Spott 2 conterrà diverse novità tra cui uno studio sulle “matrici alimentari”, cioè sulla catena alimentare nelle aziende agricole della zona, e un monitoraggio sui disturbi respiratori nei bambini.

Entrambe sono richieste che in questi anni sono emerse costantemente nelle assemblee pubbliche. Un’altra richiesta che potrebbe essere accolta è una ridefinizione dell’area dello studio.

E’ quanto emerso nell’incontro con i cittadini che si è svolto, ieri 20 marzo, nello spazio di quartiere di Cascina Roccafranca, a Torino, zona Mirafiori Nord. La serata, convocata dal Comitato locale di controllo, è stata moderata dalla presidente del Comitato, la consigliera metropolitana all’ambiente, Barbara Azzarà e ha visto la partecipazione di un settantina di persone. Si trattava di esporre i dati finali dei biomonotoraggi sui metalli e sulle diossine-Pcb a tre anni dall’accensione dell’inceneritore.

Giuseppe Salamina dell’Asl Città di Torino ha così illustrato i risultati della presenza dei metalli, che non sono aumentati nei primi anni di funzionamento e che, anzi, indicano una leggera prevalenza in alcuni pazienti volontari residenti a Torino lontano dalla cosiddetta area di ricaduta dei fumi.

Cristiana Ivaldi, responsabile del servizio di epidemiologia di Arpa Piemonte, ha invece illustrato, per la prima volta, i risultati del monitoraggio sulle diossine, sui furani e sui Pcb nel sangue di un campione ridotto di cittadini residenti nell’area di ricaduta e di un campione di comparazione di altri residenti, ma a Torino. In questo caso, si registra una diminuzione delle concentrazioni di diossine e Pcb rispetto ai prelievi di sangue effettuati prima dell’entrata in esercizio dell’impianto del Gerbido, con una netta prevalenza di residenti in zona ma con un mestiere diverso dagli altri: si tratta di allevatori delle cascine esistenti vicino al Gerbido. Questa netta prevalenza, pur entro i limiti, è stata ancora una volta spiegata con la dieta a “Km zero” degli agricoltori, che hanno dichiarato di mangiare molti prodotti derivati dalle attività delle loro aziende agricole, come uova, latte, carne. Inoltre, l’età media più alta giustifica il fenomeno dell’accumulo negli anni. Segno che le diossine, pur in minima parte, sono state diffuse nel territorio anche prima che ci fosse l’inceneritore. Anche in questi casi, però, si assiste a una diminuzione delle concentrazioni, si è detto, per via delle precauzioni introdotte in questi anni nel consumo di derivati animali da parte di questi allevatori e per la cessazione degli abbruciamenti delle stoppie e dei falò per smaltire i piccoli rifiuti delle cascine.

Le domande e gli interventi del pubblico non si sono fatti attendere anche se la serata si è svolta in un clima ben diverso dalle contestazioni degli anni passati.

Dai cittadini, soprattutto quelli storicamente impegnati nelle battaglie contro l’incenerimento dei rifiuti, sono arrivate richieste per una maggiore efficacia dei monitoraggi ambientali e sanitari nel dare risposte alle preoccupazioni dei residenti. Anche se l’appendice di studio dedicata a quanto l’inceneritore fa ancora paura ha evidenziato che, in questo momento, rifiuti e inceneritore, non sono tra i cattivi pensieri dei torinesi e dei residenti di Beinasco, Grugliasco, Orbassano, Rivoli e Rivalta. Dagli interventi si è parlato di assuefazione a un impianto che si sa che non verrà chiuso a breve e che sicuramente lavorerà fino al 2032. Dagli interventi è arrivata, però, la richiesta forte per politiche locali di aumento della raccolta differenziata e soprattutto di riduzione dei rifiuti con un maggiore investimento di risorse. Politiche condivise anche da due amministratori torinesi intervenuti: il presidente della Commissione consiliare ambiente del Comune di Torino, Federico Mensio e dalla vicepresidente del Consiglio comunale di Torino Viviana Ferrero. Intanto, il prossimo 2 aprile si aprirà il gruppo di lavoro voluto dal Comune di Torino per le politiche dei rifiuti.

La presidente del Comitato, Barbara Azzarà, ha, comunque, confermato la volontà di realizzare il nuovo monitoraggio Spott e si è detta d’accordo per politiche sulla riduzione dei rifiuti e sull’aumento della differenziata non solo a Torino ma in tutta l’area metropolitana. La presidente ha sottolineato anche l’importanza di comparare i livelli di inquinamento dell’area dell’inceneritore con altri territori interessati da studi sulle diossine.

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