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La “biobanca” che custodisce i campioni ematici raccolti durante il primo progetto Spott non c’entra nulla con il modello di biobanca privata che in questi giorni è finito sui giornali.

Dalle cronache si apprende che una banca del cordone ombelicale, situata in Svizzera, forse a causa degli alti costi di conservazione, sarebbe fallita e i campioni sangue del cordone ombelicale sarebbero stati trasferiti altrove, forse in una biobanca in Polonia. Il sangue del cordone era stato ceduto da oltre 15mila partorienti che avevano creduto così di mettere da parte materiale staminale per curare eventuali future malattie dei loro bambini. Questo “servizio” molto pubblicizzato nei primi anni 2000 è, naturalmente, a pagamento. Oggi, le coppie che avevano deciso di acquistare il servizio di crioconservazione in questa biobanca svizzera non hanno più notizie delle cellule dei loro ex neonati e c’è il sospetto che siano finite sul mercato biologico per aziende del settore sanitario.

In Italia sono vietate le biobanche private. Il cordone può essere donato solo come gesto altruistico al pari degli organi di un deceduto e deve essere conservato in istituti pubblici a disposizione di tutto il sistema sanitario nazionale.

La biobanca dei campioni di Spott non fa eccezione.

Nessuno potrà vendere i campioni: in più, questi potranno essere utilizzati soltanto per studi futuri, con nuove tecnologie, che riguardino sempre la protezione della salute dei residenti nei pressi dell’inceneritore. Serviranno (se dovessero essere utilizzati) per avere una memoria biologica nel tempo per studiare gli effetti dell’inquinamento dell’inceneritore. Si è ritenuto che, buttarli via dopo la campagna di analisi, sarebbe stato uno spreco.

Sulla biobanca di Spott si era pronunciato il Comitato Tecnico Scientifico del progetto che ne aveva, a suo tempo, approvato l'istituzione. La stessa approvazione era arrivata dal Comitato Etico territoriale. Tutte le persone selezionate per sottoporsi ai prelievi avevano sottoscritto un consenso informato che indicava la conservazione dei campioni per 30 anni e il loro possibile utilizzo per altre analisi legate all’impatto dell’inceneritore.
La conservazione avrà una durata di 30 anni. Una custodia normalmente costosa (il valore di mercato di questo servizio è di circa 50 mila euro) che le Asl Città di Torino e TO3 hanno, invece, ottenuto a costi contenuti.
La banca biologica, per ora, è situata presso il Reparto epidemiologia delle malattie cerebro e cardiovascolare del Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità, a Roma.

La cella frigorifera con i campioni biologici di Spott
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