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Lo Iodio 131 è stato ancora il protagonista di uno stop a una carico di rifiuti in ingresso al termovalorizzatore.

Con lo Iodio 131 non si scherza: è uno dei prodotti della fissione dell’Uranio e del Plutonio ed è altamente tossico per i raggi gamma e beta che emana.

Può danneggiare gravemente le cellule e, proprio, per questo è l’isotopo più utilizzato in radioterapia. In questo caso, il trucco sta nell’uso estremamente mirato contro il tessuto bersaglio tumorale. È particolarmente indicato per il contrasto al tumore della tiroide: lo Iodio radioattivo segue il metabolismo della tiroide e, quindi dello Iodio che ingeriamo normalmente con l’alimentazione, per danneggiare le cellule tumorali. Per la radioterapia viene somministrato ai pazienti in ospedale, in reparto protetto, ma può essere impiegato anche per test diagnostici.

Perché può finire Iodio 131 in un sacco della spazzatura?

Lo Iodio 131 ha un tempo di decadimento radioattivo di appena 8 giorni. Quindi, dopo 8 giorni dimezza le sue radiazioni e diventa molto meno pericoloso. Ma l’eliminazione dal corpo del paziente oncologico può impiegare anche 3 mesi. In questi 3 mesi la persona sottoposta a radioterapia continua a produrre rifiuti contaminati.

Addirittura, durante le terapie con Iodio 131 i pazienti in reparto devono stare distanti almeno un metro e, tra i letti, è opportuno frapporre pareti mobili schermate al piombo per evitare di ricevere ulteriori carichi di radiazioni. Una volta colpite le cellule tumorali lo Iodio viene smaltito attraverso il sudore. Le urine, le feci, la saliva. Quindi tutto quello che viene a contatto con questi secreti viene contaminato (sempre per 8 giorni).

Durante la permanenza in reparto, i pazienti devono urinare ma l’acqua di scarico del wc deve essere trattenuta in appositi serbatoi prima di essere immessa nelle fognature. Anche le posate, i piatti e i bicchieri di plastica, impiegati per i pasti, devono essere smaltiti in appositi contenitori ospedalieri.

Una volta tornato a casa, il paziente deve sapere che lo Iodio che ha addosso è ancora radioattivo. Per questo viene consigliato di non dormire troppo vicino a un’altra persona, di non avere rapporti sessuali, di non bere dallo stesso bicchiere o bottiglia e non usare la stessa forchetta per prendere il cibo.

Occorre pulire spesso il wc e cambiare le lenzuola. Addirittura il paziente, anche a tre mesi dalla terapia, può fare scattare i sensori di radiazioni degli aeroporti.

Nei giorni dopo la terapia tutto ciò che viene a contatto con i fluidi del corpo viene contaminato. Pannoloni, carta igienica, assorbenti, fazzoletti di carta, resti di pasto (per esempio i noccioli della frutta) dovrebbero essere smaltiti a parte, ma non esiste un servizio di raccolta dei rifiuti urbani con uno smaltimento dedicato. Quindi, anche questi rifiuti finiscono per andare all’incenerimento.

Farmaci radioterapici, da un opuscolo informativo dell'ospedale di Ferrara
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